Come si dice Abbecedario in linguaggio binario?

Come si dice Abbecedario in linguaggio binario?

Ho un figlio in prima elementare che sta scoprendo le meraviglie dell’alfabeto: vocali, consonanti e tutti gli intrecci che danno forma alle parole. Per questo ho letto con attenzione sull’ultimo Internazionale un’inchiesta dedicata alle scuole inglesi: le prime nel G7 a introdurre l’informatica obbligatoria per tutti gli studenti tra i 5 e i 16 anni. Nessun volo pindarico: all’età di 7 anni i bambini devono essere già in grado di scrivere un programma informatico perché – pare ne siano convinti i genitori anglosassoni – saper programmare è importante come leggere e fare i conti.

Famiglia assente all’appello della #buonascuola, mentre in Finlandia …

Famiglia assente all’appello della #buonascuola, mentre in Finlandia …

Tra i temi dibattuti nella tanto criticata proposta di riforma della scuola italiana, tra presidi-sceriffo, valutazione, formazione permanente dei docenti e via parlando, c’è un elemento a mio avviso molto  sottovalutato, quello del rapporto tra scuola e famiglia.

Nel testo in discussione al Senato la parola “genitori” compare solo 5 volte, in riferimento a un generico ruolo consultivo (a discrezione del dirigente) nella redazione del Piano di Offerta Formativa della scuola, e in previsione della creazione di un Comitato di Valutazione degli insegnati.  Anche la parola “famiglia” compare solo 5 volte, e sempre in riferimento ad indicazioni generiche di principio.

Ma in Europa la selezione diretta degli insegnanti non è un tabù

Ma in Europa la selezione diretta degli insegnanti non è un tabù

Una delle maggiori controversie della proposta di riforma della scuola targata Renzi, approvata alla Camera e attualmente in discussione al Senato, è legata all’estensione dei poteri del dirigente scolastico nella selezione dei docenti. Tanto che si parla da più parti di “presidi-sceriffo”.

Il disegno di legge all’Articolo 9 “Competenze del dirigente scolastico” recita: “Per la copertura dei posti dell’istituzione scolastica, il dirigente scolastico propone gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento, anche tenendo conto delle candidature presentate dai docenti medesimi. […] L’incarico ha durata triennale, rinnovabile in coerenza con il piano dell’offerta formativa”.

Chiedo alla scuola insegnanti straordinari

Chiedo alla scuola insegnanti straordinari

Da genitore farei carte false pur di iscrivere i miei figli in una classe dove so che ci sono insegnanti straordinari (e vi spiegherò perché). Non è dunque legittimo attendersi un sistema di scuola pubblica capace di scovarli e valorizzarli? E che metta nelle condizioni quelli “meno dotati” di livellarsi verso l’alto e non verso il basso? E che, nei casi più estremi, permetta di far cambiare mestiere a chi proprio non ce la fa (o non ce la vuole fare)?

Tra i diversi pomi della discordia che in questi giorni spinge il mondo della scuola a un’imponente manifestazione di protesta contro il progetto di riforma “La buona scuola” (qui il disegno di legge integrale), vorrei soffermarmi su un aspetto che trovo dirimente: la “valutazione del lavoro dei docenti”.

La buona scuola? Impariamo dalla Finlandia. Parte 2: la didattica

La buona scuola? Impariamo dalla Finlandia. Parte 2: la didattica

Bentornati. In un precedente post (leggi qui) abbiamo presentato gli elementi di innovazione più salienti del sistema scolastico finlandese (considerato  modello di successo a livello internazionale) da un punto di vista organizzativo.

In estrema sintesi possiamo richiamare tre concetti chiave: decentramento, autonomia, qualità degli insegnanti.

In questo articolo vediamo invece quali sono le più importanti differenze (e sono tante e tutte degne di nota), in relazione al modello didattico adottato in Finlandia.
Prendiamo appunti, perché quello che potremmo emulare è davvero tanto.

La buona scuola? Impariamo dalla Finlandia. Parte 1: l’organizzazione

La buona scuola? Impariamo dalla Finlandia. Parte 1: l’organizzazione

In questi mesi concitati nei quali va definendosi la ”nuova scuola italiana”, vale la pena (come sempre), andare a studiare che cosa hanno fatto da altre parti e cercare di emulare i migliori.

La Finlandia ormai da qualche anno è indicato come caso da manuale di buona scuola a livello mondiale.

DOSSIER Scuola e digitale: in 5 – impietosi – dati, il ritardo dell’Italia in Europa

DOSSIER Scuola e digitale: in 5 – impietosi – dati, il ritardo dell’Italia in Europa

Indovinate? La scuola italiana è fanalino di coda in Europa per quanto riguarda le infrastrutture digitali. Lo dimostra un’indagine realizzata dalla Commissione Europea nel 2013 dal titolo “Survey of Schools: ICT in Education”, che ha messo a confronto il sistema scolastico di 31 paesi europei in rapporto al digitale. Il quadro d’insieme è sconfortante.

Abbiamo estratto 5 dati che sintetizzano (e simboleggiano) il divario del nostro paese rispetto al resto dell’Europa.