Una storia vera di cyberbullismo che colpisce al Cuore

Una storia vera di cyberbullismo che colpisce al Cuore

Sono rimasto molto colpito da una recente intervista a un adolescente vittima di un grave episodio di cyberbullismo nella sua classe. Ciò che più mi ha colpito è la descrizione che il ragazzo fa del suo compagno cyberbullo:

“E’ malvagio. Quando uno piange, lui ride. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando va su Facebook o su Ask.com, s’inferocisce e punta a far male. Non teme nulla, scrive male dei professori ovunque sul web, insulta tutti quando può, poi nega con una faccia di vetro, è sempre in lite con qualcuno. Odia la scuola, odia i compagni, odia i professori”.

È una descrizione che ben rappresenta l’identikit del cyberbullo, vera e propria piaga sociale della nostra società malata. Le statistiche d’altra parte parlano chiaro:

Facebook, qual è la mia identità digitale?

Facebook, qual è la mia identità digitale?

Piccolo giochino per riflettere sul ruolo che assumiamo nei social network, perché nella gestione della nostra identità digitale è sempre valido il vecchio “conosci te stesso”. L’aspetto più importante è essere consapevoli dell’immagine che promuoviamo attraverso Facebook e i social network. Poi ognuno è libero di fare ciò che vuole (ricordandoci sempre, come avevamo visto qualche tempo fa in quest’altro articolo, che i “social network” sono luoghi pubblici).

Abbiamo individuato sei grandi identikit di figure tipiche nei social: a nostro modo di vedere gli ultimi due sono certamente negativi. Ma come tutte le schematizzazioni ovviamente la classificazione non è assoluta poiché ciascuno di noi può indossare contemporaneamente più vesti. Ecco i sei profili.

Se la vita è un’APP

Se la vita è un’APP

“Perché nel futuro dovremmo avere bisogno della scuola? In fondo, le risposte a tutte le domande sono contenute in questo smartphone, o presto lo saranno”. Citando questa battuta – ascoltata dalla viva voce di uno studente – Howard Gardner spiega cosa intenda per GENERAZIONE APP: i nativi digitali, cioè i ragazzi nati tra la fine