Come si dice Abbecedario in linguaggio binario?

Ho un figlio in prima elementare che sta scoprendo le meraviglie dell’alfabeto: vocali, consonanti e tutti gli intrecci che danno forma alle parole. Per questo ho letto con attenzione sull’ultimo Internazionale un’inchiesta dedicata alle scuole inglesi: le prime nel G7 a introdurre l’informatica obbligatoria per tutti gli studenti tra i 5 e i 16 anni. Nessun volo pindarico: all’età di 7 anni i bambini devono essere già in grado di scrivere un programma informatico perché – pare ne siano convinti i genitori anglosassoni – saper programmare è importante come leggere e fare i conti.
Dietro questa scelta c’è una constatazione effettuata dal governo britannico: il mondo si evolve e tutti devono essere in grado di conoscere l’alfabeto digitale che regola ogni tassello della nostra vita. Non esiste operazione (pagamenti, mobilità, comunicazione, studio, ecc.) che non sia consentita da un piccolo software, da una app o da una riga di codice. L’informatica non è più una delle tante professioni da scegliere dopo gli studi ma una modalità di accesso al mondo.

In Italia stanno nascendo diversi progetti che vanno in una direzione che, come tutti gli approcci alle lingue, presenta parecchi spunti creativi ed educativi. L’importante, a mio parere, è che non si cada nella trappola prospettata dai primi profeti dell’era digitale e fare tabula rasa di millenni di conoscenza.

E’ molto utile conoscere i nuovi codici informatica come è utile – ancora – studiare i contenuti, i misteri e la musica delle lingue morte come il latino o il greco antico. La formazione non può essere finalizzata all’apprendimento di mere abilità tecniche ma allo sviluppo integrale della persona. E il bello dei nostri tempi è che i bambini hanno di fronte una possibilità che noi e i nostri antenati non abbiamo avuto: quella studiare gli alfabeti del passato, del presente e del futuro. Un’ opportunità che li rende una generazione speciale nella lunga parabola dell’umanità.

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