E’ iniziata la scuola. Insegnanti e genitori: istruzioni per l’uso!

E’ iniziato l’autunno e da due settimane la scuola è tornata “prepotentemente” a riempire le giornate dei nostri bambini e dei nostri ragazzi. Siamo tornati alla routine che ci accompagnerà per 9 mesi: alunni, insegnanti e genitori fianco a fianco per rendere questo anno scolastico il più bello e costruttivo possibile.

In questi giorni ho letto tanti spunti, tante riflessioni per aiutare gli studenti ad affrontare al meglio questa nuova sfida, ma ho voluto cercare qualche indicazione significativa per gli insegnanti e per i genitori, dei suggerimenti e delle idee per accompagnare, con la giusta vicinanza e positività, i giovani durante l’anno.

Per gli insegnanti riprendere l’anno scolastico, di anno in anno, non è certamente una cosa semplice, anzi diventa sempre più difficile, c’è il rischio di cadere nell’assuefazione, nel dare per scontato quello che si fa, i propri alunni, i propri colleghi.
Si tende spesso a ripetere lo stesso percorso, con le stesse parole, gli stessi strumenti.

E’ difficile trovare ogni anno stimoli nuovi, originalità, novità. Ma è questo l’unico modo per rendere la scuola sempre nuova per chi insegna e per chi apprende.
Ho trovato questo decalogo che credo sia davvero interessante, lo scrive Isabella Milani (insegnante, scrittrice e blogger) in “L’arte di insegnare. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi” 

1) Prima date e poi chiedete: agli alunni date rispetto, attenzione, coerenza, comprensione. Prima voi.
2) Entrate in classe pieni di entusiasmo: l’entusiasmo è contagioso. Come la noia.
3) Ricordate che anche i ragazzi difficili sono vostri alunni: non sono maleducati, ma male educati; hanno bisogno di aiuto più degli altri.
4) Mettetevi sempre in discussione. Aggiornatevi, leggete, studiate, confrontatevi.
5) Fate sentire ai ragazzi che volete aiutarli e che vi interessano. Diteglielo.
6) Date molta importanza alle regole e rispettatele voi per primi.
7) Avere una buona autostima è essenziale: gli alunni vi vedono come vi vedete voi. Se non vi stimate non vi stimeranno neanche loro.
8) Privilegiate concetti e metodi: i puri contenuti si trovano anche nel web.
9) La lezione perfetta è quella che costruite insieme agli alunni. È un dialogo, non un monologo. Non si può apprendere senza partecipare.
10) Per essere autorevoli dovete essere preparati e guadagnarvi la fiducia e il rispetto dei ragazzi.

Per i genitori, invece, propongo qualcosa per sdrammatizzare “l’ansia da prestazione” che spesso ci attanaglia e che trasferiamo, più o meno consapevolmente, ai nostri figli.

Con queste parole Alberto Pellai (medico e psicoterapeu­ta dell’età evolutiva) si rivolge ai genitori come fosse un figlio che scrive loro una lettera:

1. Io non sono i voti che prendo. E voi neppure. Quindi se qualche volta prendo benino (e non bene), se la maestra mi mette qualche visto, se addirittura arriva a casa l’invito a rifare qualcosa perché ho sbagliato tutto: calma e sangue freddo! Non è morto nessuno, domani il sole continuerà a sorgere nel cielo. E io ho diritto a fare qualche errore. Non controllate ossessivamente i miei voti, non chiedetemi sempre cosa ho preso nei compiti. Ve lo ripeto: io non sono i voti che prendo.

2. Non mi piace farvi la lista dei voti che hanno preso i miei compagni. Detesto quando mi chiedete chi ha preso più di me e chi ha preso le insufficienze. Voi avete un figlio: me. Sono unico e speciale e non mi piace essere messo in classifica prima o dopo questo o quel compagno, in base ai voti ottenuti. Se non capite bene perché, rileggete il punto 1.

3. Al mattino, se possibile, rallentiamo le corse. A volte mi sembra di essere il vostro portachiavi. Mi svegliate, mi alzate, mi vestite, mi colazionate, mi lavate i denti, mi buttate sulla macchina. E l’unica frase che riuscite a dire è: Corri che è tardi. Possiamo rallentare un po’? Altrimenti al mattino sono così stressato, che tra qualche settimana comincerò ad avere mal di pancia o qualche altro disturbo psicosomatico.

4.
Collegato al punto 3: è bello svegliarsi al mattino con i volti dei tuoi genitori che sorridono. Con una bella canzoncina. Con una carezza sulla testa. Ma anche con la televisione spenta. Con i vostri cellulari ancora sconnessi. Così abbiamo il tempo di dirci buongiorno. Poi magari vi racconto che ho un po’ di “ansietta” perché a scuola non so bene che cosa mi aspetta. Allora voi mi guardate negli occhi e mi fate un sorriso. Poi magari papà mi dice anche una barzelletta. E mamma mi fa un massaggino sulla pancia. E io, non so dirvi perché, comincio subito a stare meglio. E l’ansia scompare. E mi viene da ridere. E ho voglia di uscire di casa insieme a voi.

5. Quando mi accompagnate a scuola ricordatevi che io non parto per la guerra. E voi neppure. Perciò, sul cancello di ingresso, basta un bacino e un saluto di buona giornata. Non serve che ci baciamo dieci volte, che ci abbracciamo venti volte. Che mi stringete la mano e poi la lasciate andare e poi la stringete di nuovo. Così come non serve che rimaniate lì sul cancello a vedere che salgo le scale che portano dal cortile all’ingresso dell’edificio. E non serve neppure che rimaniate lì fuori dal cancello ad aspettare che io salga la rampa delle scale, entri nella mia classe e poi corra ai vetri della finestra della mia classe per farvi un’ennesima serie di saluti. E’ vero: i primi 2 o 3 giorni può essere anche bello. Ma poi non serve più. E ve lo do per certo: nel passaggio dal piano terra al primo piano state sicuri che non morirò cadendo nel vuoto della tromba delle scale. Perciò state sereni e andate al lavoro contenti. Quando suonerà la campanella di fine scuole state sicuri che ci ritroveremo all’uscita sorridenti. E saremo tutti sani e salvi.

Detto questo, e lasciando ad un prossimo post qualche “dritta” per gli studenti, buon anno scolastico a tutti!

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