Quando il curriculum è un best seller

Per cercare lavoro bisogna essere dei bravi romanzieri. Talmente capaci nell’arte del racconto da rendere interessante e attraente l’unica storia che conosciamo veramente a fondo: la nostra. Nel giorno della festa dei lavoratori, vale la pena sottolineare uno degli aspetti più stimolanti dell’epoca 2.0: ognuno di noi ha la possibilità di raccontare vita, studi, competenze e aspirazioni come nessun altro aveva potuto fare prima.

Alcune ricerche rivelano che ogni curriculum vitae viene letto in pochi secondi: sembra che a un bravo selezionatore del personale bastino pochi battiti di ciglia per classificare la gran mole di CV che ogni giorno si abbatte sulle sue scrivanie fisiche e digitali. La partita della vita si gioca quindi in qualche secondo? Sì e no.

Il curriculum – anche lo spigoloso formato europeo – rimane sempre uno strumento essenziale. Ma non basta più. Anche perché i recruiter fanno sempre un giretto sui social per curiosare tra le pieghe della nostre identità on line e carpire quante più informazioni possibili. Tutto serve per tracciare un profilo: foto, opinioni, dibattiti, amicizie.

Ecco quindi che la platea di social che abbiamo di fronte diventa un formidabile strumento per imbastire il nostro romanzo. E’ necessario però, seguire alcune regolette:

  1. prima di tutto dobbiamo decidere se davvero vogliamo usare i social per promuoverci professionalmente. In tal caso è meglio rendere pubblici i nostri profili e agire di conseguenza: dovremmo rinunciare, ad esempio, a pubblicare i selfie quotidiani con le birrette o tutto ciò che potrebbe indebolire la nostra immagine;
  2. poi dobbiamo guardarci allo specchio e decidere di essere autentici. Anche (o soprattutto) on line le bugie hanno le gambe corte. E’ inutile millantare competenze o titoli non posseduti. Essere se stessi è la scelta più efficace anche in questo caso;
  3. fare un bilancio del nostro percorso formativo e professionale. Questa, a mio parere, è la parte più bella perché ci porta a riconoscere e valorizzare quanto di buono abbiamo fatto da studenti e da lavoratori;
  4. capire quali sono gli elementi (carattere, capacità, attitudini, risultati raggiunti e aspirazioni) che ci rendono unici. Puntiamo su quello che ci distingue.
  5. a questo punto possiamo costruire il nostro “romanzo” attraverso i social. L’immagine che rimandiamo deve essere coerente: chi ci segue su Linkedin, Facebook, Google+, Twitter, Instagram e Youtube deve incontrare sempre lo stesso Mario Rossi. Non ci possono essere messaggi o atteggiamenti contraddittori. I selezionatori professionali useranno Linkedin per desumere il nostro percorso professionale ma poi andranno su Facebook e Instagram per farsi un’idea delle nostre competenze trasversali. Google+ è invece utile per ottenere visibilità sull’omonimo motore di ricerca.
  6. infine bisogna giocare con l’egosurfing e tenere sotto controllo la nostra reputazione on line, tra Google e i social. Questo è forse l’aspetto più faticoso e imprevedibile. Anche perché per quanto noi possiamo sforzarci di costruire la nostra immagine digitale, non potremmo mai anticipare eventuali attacchi e maldicenze o semplicemente stoppare un amico che pubblica una foto imbarazzante senza chiedere il permesso.

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