8 esempi di sharing economy. L’antica arte del dono si mette in rete

Dal cibo alle auto, dalle vacanze ai figli, dal condomino al riuso sostenibile: quando le persone sul web mostrano la parte migliore di sé

  [Piccola premessa personale. Scrivo questo post con lo stomaco ancora chiuso dalla continua lettura di diversi (troppi) nauseanti commenti sui social network carichi di letame immotivato (e alimentato dai noti inqualificabili fomentatori di odio) nei confronti delle stragi continue di migranti sul nostro Mediterraneo. Avevo bisogno di un bagno calmo e sano nella parte più bella del web, quella formata da reti di persone  che mettono in gioco e a disposizione di tutti le proprie passioni, esperienze, competenze. Con un risultato finale che è infinitamente superiore alla somma delle singole parti.]  

Stiamo parlando di sharing economy, tradotto in italiano “economia della condivisione” o, se preferite, “del dono”. Scopriamo qui che “economia” e “dono” non sono un ossimoro, soprattutto in questi tempi di crisi.

Sono quattro i tratti distintivi della sharing economy:

  • la condivisione, intesa come l’utilizzo comune di una risorsa (materiale o mentale);
  • la relazione orizzontale o tra pari (peer-to-peer) che si crea tra le persone e/o le organizzazioni;
  • la presenza di una piattaforma tecnologica che organizza queste relazioni digitali;
  • il fattore della fiducia, generata, alimentata e resa fruibile grazie a quelle piattaforme attraverso sistemi  di reputazione digitale.

Ho scelto in rapida carrellata 8 esempi di sharing economy che possono essere utili in modo particolare alle famiglie per la vita di tutti i giorni. Ce n’è per tutti i gusti, dalla pianificazione della vacanza al sostegno per i lavoretti casalinghi quotidiani, dal sostegno reciproco tra mamme nella gestione quotidiana dei figli fino ai consigli in tempo reale per gli automobilisti. Vediamoli.

 

1. Bla bla car e altri servizi di “carsharing”

Bla Bla Car è uno dei tantissimi servizi che permette di trovare il classico “passaggio” in auto attraverso un’app, condividendo percorso e spese di viaggio con un altro automobilista. Puoi verificare se c’è qualcuno che vuole condividere il tragitto con te, controllare l’affidabilità del conducente grazie alle recensioni di chi lo ha già “sperimentato”, quindi contattalo. Insomma, basta autostop: giù il pollice, su lo smartphone!

2. Waze, ovvero “automobilisti di tutto il mondo, unitevi!”

Waze è un’applicazione gps recentemente comperata da Google, dove i conducenti segnalano e condividono in tempo reale le informazioni sul traffico. Utilissima soprattutto nelle grandi città, dove sapere in tempo reale se una via è particolarmente intasata e scegliere quindi un tragitto alternativo può farti davvero risparmiare tempo e ulcere …

3. Gnammo: facciamo “social eating”

In un paese come il nostro dove la tradizione per la cucina, soprattutto quella casalinga, gioca un ruolo fondamentale nelle nostre relazioni, non potevano mancare applicazioni e sistemi di condivisione dell’esperienza culinaria. Gnammo è una di queste: offre a tutti la possibilità di organizzare pranzi, cene ed eventi a casa propria o in qualsiasi location privata, mettendo alla prova la nostra bravura ai fornelli e conoscendo nuovi amici attorno alla tavola di casa. “Non serve essere cuochi provetti” – si legge sul sito – “basta tanta voglia di mettersi in gioco e di conoscere persone nuove, sia come Gnammer (l’ospite) che come Cook (il cuoco)”.

4. Guide me right, il consiglio del vicino è sempre più verde

È uno dei diversi sistemi in cui entrano in gioco i “local friend”, ossia persone che abitano in un luogo e mettono a disposizione le loro conoscenze per farti visitare solo le attrazioni più autentiche e rappresentative, quelle che difficilmente una guida turistica standard potrebbe suggerirti.

Guide me right, nato peraltro proprio in Sardegna, si presenta come un nuovo “amico in comune” che mette in contatto chi visita una nuova località con chi, in quella località, ci vive.

Così il viaggiatore (o guest) può definire il tipo di vacanza che vuole vivere e cercare sulla piattaforma il supporto di nuovi “Local Friends” per vivere al massimo l’esperienza di viaggio.

5. Le cicogne, cerca la tua Mary Poppins on line!

Sappiamo che trovare una babysitter affidabile non è affatto semplice ed è sempre causa di ansie e tensioni, peraltro giustificate (lo dico da genitore!). Il sito e APP “Le Cicogne” mette in contatto mamme alla ricerca di un aiuto e ragazze che si offrono come babysitter.

Grazie a un sistema di feedback e punti (quella fiducia collettiva e condivisa di cui parlavo) i genitori possono valutare l’affidabilità e l’esperienza della babysitter e scegliere quella che fa per loro. Chi lavora con Le Cicogne ha la sicurezza di ricevere il pagamento direttamente sul suo conto, ed ha la possibilità di seguire i corsi di formazione per il primo soccorso organizzati dalla società.

Ma sono tantissime le applicazioni utili ai genitori per vivere più serenamente la propria vita familiare. Ci dedicheremo un articolo apposito nei prossimi giorni!

6. Abito.it e le opportunità dell’abitare collaborativo

 

I tanto vituperati “condomini” tornano ad essere il centro della vita di quartiere. Non solo il luogo dove si “abita” ma anche quello dove si “condivide”. Così il condominio può diventare “stabile virtuoso”, dove si uniscono le forze per offrire servizi e opportunità per tutti gli inquilini: dalla babysitter, infermiera e badante per più famiglie, ai gruppi di appassionati di coltivazioni domestiche, fino alle biblioteche fatte in casa.

La piattaforma abito.it è uno dei tanti piccoli e grandi esempi in questo senso sparsi per tutto lo stivale, isole comprese. Il servizio permette di facilitare la creazione di gruppi di acquisto di beni e servizi residenziali, incentivare la condivisione di beni e servizi di uso quotidiano tra i membri di una comunità, promuovere la costituzione di fondi condominiali gestiti su base comunitaria per scopi condivisi come ad esempio l’acquisto di beni e servizi di carattere sociale oppure la riqualificazione del patrimonio immobiliare.

7. Reoose e l’arte dello scambio sostenibile

Reoose viene definito “il primo eco-store del riutilizzo e del baratto asincrono”. Tutti abbiamo in casa degli oggetti ancora funzionanti che non utilizziamo più. Tramite questa piattaforma possiamo “mettere in vendita” questi oggetti, ai quali vengono assegnati dei crediti, una moneta virtuale per facilitare gli scambi tra gli utenti (i cosiddetti reoosers).

Il valore dei crediti è determinato in base alla categoria di appartenenza, all’impatto inquinante dell’oggetto durante il suo smaltimento e al suo stato (nuovo o usato). I crediti ottenuti dalla vendita dei tuoi oggetti possono essere riutilizzati all’interno della piattaforma per l’acquisto di altri oggetti di interesse.

8. Next door help, per dire stop allo spreco!

 

Se abbiamo qualcosa in casa che non usiamo più o addirittura del cibo che sta per scadere, attraverso la piattaforma nextdoorhelp possiamo metterla a disposizione oppure, grazie al motore di ricerca geolocalizzato del sistema, trovare ciò di cui abbiamo bisogno contattando il cosiddetto “Helper” per fissare un appuntamento e dare il via allo scambio.

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