Dai selfie ai belfie, fai che il passo non sia breve

Dai selfie ai belfie, fai che il passo non sia breve

Ho fatto di recente una scoperta raccapricciante: sull’onda della tendenza modaiola dei selfie, ne sta spopolando una nuova che però, come oggetto della foto, non ha la faccia, bensì il … ehm … deretano. Tale svago digitale assume il nome di “belfie”. Con tanto di accessoristica di supporto, come ad esempio il bastone, chiamato per l’appunto “belfie stick”, che aiuta il novello fotografo a posizionare lo smartphone nella posizione corretta e a completare l’autoscatto.

On line le slide di presentazione di Famiglia digitABILE!

On line le slide di presentazione di Famiglia digitABILE!

Siamo lieti di condividere i contenuti utilizzati nel corso delle conferenze di presentazione del progetto Famiglia digitabile – La famiglia e le sfide della rivoluzione digitale tra APP, smartpohne e Facebook, che si sono tenute a Sassari il 23  e 24 marzo 2015. Troverai stimoli e spunti di riflessione che saranno anche la nostra base di partenza per gli incontri di aprile.

La fortuna di essere immigrato digitale

La fortuna di essere immigrato digitale

Nel 2115 avrò circa 140 anni. Difficile immaginare in che mondo vivrò. L’unico dato certo è qualche capello bianco in più. Si andrà ancora a scuola? Oppure ognuno seguirà le lezioni da casa, perché tenere su l’istituzione scolastica è in fondo troppo costoso? Mi farò curare a distanza da un medico di Bangkok? Quello in realtà lo faccio già oggi: il mio dietologo mi segue via Skype, e con discreto successo, per giunta – mi dicono – . E quali altre diavolerie tecnologiche avranno inventato?

Vivere o fotografare?

Vivere o fotografare?

E’ meglio ottenere un “mi piace” o godersi le esperienze? Lo studioso americano David Maxfield si trovava in spiaggia con la piccola nipote quando si rese conto che stava perdendo di vista le priorità: “Ero così intento a ottenere una buona immagine da caricare sui social – racconta sul sito venturebeat.com – che non mi sono goduto il momento di relax”.

E così, insieme a Joseph Grenny ha promosso una ricerca proprio su questa distorsione della vita social. Risultato, il 58 per cento degli intervistati ha ammesso che in tante occasioni la mania di scattare ha impedito di vivere fino in fondo un bel momento. Il 91 per cento ha raccontato di aver visto turisti talmente concentrati sullo smartphone o sulla reflex alla ricerca dello scatto perfetto, da non rendersi conto di avvenimenti importanti che si svolgevano nello stesso istante.

“Famiglia digitabile”, le sfide della rivoluzione digitale. Pronti per l’aperitivo?

“Famiglia digitabile”, le sfide della rivoluzione digitale. Pronti per l’aperitivo?

I prossimi 23 e 24 marzo parleremo di cosa significa essere e vivere la famiglia oggi, nell’era digitale.

Parlando di sfida digitale penso non sia esagerato dire che quella che stiamo vivendo sia una vera e propria rivoluzione, l’inizio di una nuova era per cui la nostra vita, anche nelle più piccole azioni quotidiane, sta cambiando di anno in anno, a volte anche in un lasso di tempo più breve, in maniera sorprendente.

La sensazione, per noi che siamo nati con la radio e la tv, è quella di una perenne rincorsa per cercare di non rimanere indietro. Se poi siamo anche genitori di ragazzi e bambini cosiddetti “nativi digitali”, allora la nostra “gara” sembra ogni giorno una lotta impari!

Una storia vera di cyberbullismo che colpisce al Cuore

Una storia vera di cyberbullismo che colpisce al Cuore

Sono rimasto molto colpito da una recente intervista a un adolescente vittima di un grave episodio di cyberbullismo nella sua classe. Ciò che più mi ha colpito è la descrizione che il ragazzo fa del suo compagno cyberbullo:

“E’ malvagio. Quando uno piange, lui ride. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando va su Facebook o su Ask.com, s’inferocisce e punta a far male. Non teme nulla, scrive male dei professori ovunque sul web, insulta tutti quando può, poi nega con una faccia di vetro, è sempre in lite con qualcuno. Odia la scuola, odia i compagni, odia i professori”.

È una descrizione che ben rappresenta l’identikit del cyberbullo, vera e propria piaga sociale della nostra società malata. Le statistiche d’altra parte parlano chiaro:

“iOsmosi” connecting children, il mondo in classe!

“iOsmosi” connecting children, il mondo in classe!

L’iniziativa che oggi vogliamo presentare si chiama iOsmosi connecting children. Ci ha colpito perché, oltreché sfruttare le nuove tecnologie, aiuta a mettere in comunicazione i bambini di tutto il mondo e, scusate se ci permettiamo di generalizzare, ma questo è il vero segreto per costruire un mondo più umano.

iOsmosi connecting children è una piattaforma che mette in contatto le scuole e i bambini del mondo (dai 3 ai 10 anni) per la condivisione della lingua e dell’identità culturale. Le parole chiave di iOsmosi sono apertura, condivisione, incrocio ossia lavorare insieme per perfezionarsi l’un l’altro.

“Mi curo di te”: il wwf e la scuola insegnano ai bambini come prendersi cura del pianeta

“Mi curo di te”: il wwf e la scuola insegnano ai bambini come prendersi cura del pianeta

Perché ogni persona interiorizzi stili di vita sostenibili e comportamenti corretti e responsabili è necessario che fin da bambini si vivano e si sperimentino momenti di vicinanza alla terra, alla natura e si condividano questi temi importanti attraverso lezioni, letture, confronti e giochi.

Il wwf offre da sempre spunti e idee importanti che catturano l’attenzione dei bambini così da renderli protagonisti fin da piccolissimi nella salvaguardia del pianeta. In particolare l’organizzazione mette a punto una interessante offerta didattica gratuita per le scuole che permette a insegnanti e studenti di parlare di natura e ambiente divertendosi. “Mi curo di te“.

“Diario di scuola” e la metamorfosi di un somaro. Parola di Pennac

“Diario di scuola” e la metamorfosi di un somaro. Parola di Pennac

Ho conosciuto Daniel Pennac, credo come la maggior parte dei lettori, attraverso le strepitose avventure di Benjamin Malaussène – e già questa saga familiare mi faceva annoverare lo scrittore francese tra i più geniali e stimolanti autori contemporanei – poi, tra una storia e l’altra del più famoso e forse unico capro espiatorio “certificato” di Parigi, mi sono fatta catturare definitivamente da “Come un romanzo” che è riuscito a cambiare profondamente la mia identità di lettrice (ve lo consiglio vivamente!).

Ma è stato nel 2008 che Pennac mi ha fatto incredibilmente ridere, riflettere, capire e sognare rivivendo il luogo che caratterizza per anni e anni la vita di tutti noi: la scuola.

Facebook, qual è la mia identità digitale?

Facebook, qual è la mia identità digitale?

Piccolo giochino per riflettere sul ruolo che assumiamo nei social network, perché nella gestione della nostra identità digitale è sempre valido il vecchio “conosci te stesso”. L’aspetto più importante è essere consapevoli dell’immagine che promuoviamo attraverso Facebook e i social network. Poi ognuno è libero di fare ciò che vuole (ricordandoci sempre, come avevamo visto qualche tempo fa in quest’altro articolo, che i “social network” sono luoghi pubblici).

Abbiamo individuato sei grandi identikit di figure tipiche nei social: a nostro modo di vedere gli ultimi due sono certamente negativi. Ma come tutte le schematizzazioni ovviamente la classificazione non è assoluta poiché ciascuno di noi può indossare contemporaneamente più vesti. Ecco i sei profili.

La buona scuola? Impariamo dalla Finlandia. Parte 2: la didattica

La buona scuola? Impariamo dalla Finlandia. Parte 2: la didattica

Bentornati. In un precedente post (leggi qui) abbiamo presentato gli elementi di innovazione più salienti del sistema scolastico finlandese (considerato  modello di successo a livello internazionale) da un punto di vista organizzativo.

In estrema sintesi possiamo richiamare tre concetti chiave: decentramento, autonomia, qualità degli insegnanti.

In questo articolo vediamo invece quali sono le più importanti differenze (e sono tante e tutte degne di nota), in relazione al modello didattico adottato in Finlandia.
Prendiamo appunti, perché quello che potremmo emulare è davvero tanto.