Cadere e rialzarsi ai tempi di Google

Potremmo chiamarla la favola dell’uomo che disegnava mappe e che si perse per strada per colpa di una Google Car. Lo spunto è un’inchiesta della rivista “L’impresa” dedicata a come l’avvento del motore di ricerca di Page e Brin abbia sconvolto decine di business consolidati nel mondo. L’Istituto Geografico De Agostini – la società che dal 1901 ha dominato il mercato italiano della cartografia – alle soglie del Duemila si lanciò in un progetto digitale: creare un servizio di mappe on line con un investimento da 20 milioni di euro.

Una Google Car a Berlino (Da Wikipedia)

Una Google Car a Berlino (Da Wikipedia)

L’allora direttore generale della divisione cartografia, Stefano Giuliani, racconta come andarono le cose: “L’arrivo di Google Maps nel 2003 ci ha piallato: eravamo in 80, pensavamo di diventare 200, oggi siamo rimasti in 12; gli investimenti fatti tra il 1999 e il 2003 sono stati azzerati”. Google Earth, Google Maps e Google Street View si sono imposti come la principale forma di navigazione cartografica degli utenti di internet.

Dopo l’urto con il gigante di Mountain View la De Agostini fu costretta a ripensare i propri servizi, e la riscossa arrivò proprio dialogando con chi aveva causato quel tracollo: dal 2008 l’istituto italiano vende a Google i dati italiani su scala 1/100 mila e si è ritagliata una forte fetta di mercato nei servizi specialistici e di nicchia. Ora anche Google deve iniziare a fare i conti con i servizi cartografici open source.

Morale della favola, in questa fase di cambiamenti vorticosi non si può anticipare con certezza il futuro ma è sempre possibile rialzarsi dopo una batosta.

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