La buona scuola? Impariamo dalla Finlandia. Parte 1: l’organizzazione

In questi mesi concitati nei quali va definendosi la ”nuova scuola italiana”, vale la pena (come sempre), andare a studiare che cosa hanno fatto da altre parti e cercare di emulare i migliori.

La Finlandia ormai da qualche anno è indicato come caso da manuale di buona scuola a livello mondiale. Scontando alcuni eccessi d’enfasi e facendo i conti con le (tante) differenze territoriali, storiche, demografiche e culturali rispetto al nostro paese, abbiamo condensato in due post le innovazioni principali adottate dal modello scolastico finlandese che secondo noi potrebbero generare anche in Italia un forte stimolo al cambiamento a beneficio della qualità del nostro sistema e del nostro futuro.

In questa prima puntata vi presentiamo le innovazioni di sistema più salienti in termini di “organizzazione”.  Nel prossimo parleremo della “didattica”.

  1. In Finlandia la scuola dell’obbligo dura 9 anni, dai 7 anni fino ai 16, tutto in un unico ciclo. Non c’è quindi distinzione netta tra elementari, medie e primi due anni delle superiori. La scuola materna è praticamente inesistente. La filosofia educativa è che prima dei sette anni si gioca e si impara giocando. Fino ai 13 anni sono previsti pochi esami, pochi compiti e nessuna valutazione dei risultati. A 16 anni c’è una sola prova strutturata e obbligatoria, simile ad un test.
    Metis42 - la scuola in Finlandia

    Una scuola finlandese

  2. Dopo la scuola dell’obbligo (che si chiama peruskoulu), si aprono due strade: il 66% degli studenti frequenta una sorta di liceo di cultura generale, ossia un corso propedeutico triennale all’università (che in Finlandia è gratuita). Non è obbligatorio frequentarlo per tutti e tre gli anni. Ci si presenta agli esami di accesso all’Università (obbligatori) quando ci si sente pronti. Chi non sceglie il liceo può optare per la scuola professionale, che dopo tre anni porta all’ingresso nel mondo lavoro o a un ulteriore biennio di ‘vocational college’, una sorta di “formazione universitaria professionale”.
  3. Gli insegnanti finlandesi hanno uno status riconosciuto come importante socialmente; studiano molti anni (e studiano sempre) e per entrare nel sistema affrontano concorsi difficilissimi. In realtà non esiste una formazione universitaria specifica per l’insegnamento. Il 10% dei migliori laureati in tutte le facoltà (quelli che in Italia prendono un 110 e lode) è reclutato per l’insegnamento. Questi ricevono una formazione pedagogica iniziale ad hoc, completata da una formazione permanente e formazione in servizio. Gli stipendi non sono elevati, ma nella media europea. Gli insegnanti vengono valutati da parte degli alunni attraverso questionari on-line che costituiscono motivo di studio e riflessione per il dirigente ed il suo staff. È una cosa che viene fatta con la massima serenità.
    Metis42 - Scuola in Finlandia

    Docenti in Finlandia durante la mensa

  4. Gli insegnanti sono obbligati a stare a scuola tutto il giorno e non possono andarsene quando hanno esaurito il loro monte ore di lezione. Mediamente, ogni 4 ore di lezione effettuate gli inseganti finlandesi ne ricevono 2 di perfezionamento professionale. La selezione degli insegnanti è estremamente severa. Le modalità d’assunzione sono molto più flessibili di quelle italiane: a decidere non è il ministero, ma una commissione formata dal preside, che ha molto più potere dei suoi omologhi italiani, da alcuni docenti e da un rappresentante del comune. L’imperativo è decentrare e incoraggiare l’autonomia. Gli insegnanti lavorano in autonomia, senza essere controllati dal ministero, perché l’idea fondamentale è che i docenti sono professionisti ben preparati che fanno del loro meglio. Per questa ragione i docenti possono essere licenziati dalla scuola stessa.
  5. Il sistema scolastico è totalmente decentralizzato. La responsabilità principale della gestione e del controllo delle scuole incombe agli enti locali. Il Ministero dell’istruzione centrale ha poche competenze. Esiste un curricolo nazionale, ma è solo indicativo. Si tratta di direttive generiche che sono interpretate liberamente dalle scuole. Il curriculum di studi è meno rigido rispetto a quello italiano. A parte alcune materie obbligatorie (finlandese, svedese, matematica, e poche altre) lo studente può scegliere una serie di materie opzionali a seconda dei suoi interessi e inclinazioni.
    Metis42 - Scuola in Finlandia

    Studenti a scuola in Finlandia

    Le ore di lezione frontale sono meno di quelle che si fanno qui. Anche i compiti sono pochi; invece di passare i pomeriggi a studiare, i giovani si ritrovano in gruppi sportivi o associazioni extra-scolastiche, con un’offerta molto ricca e variegata. Gli studenti hanno la possibilità di accedere a costi “politici” a strutture del tempo libero, anche in convenzione, monitorate e sovvenzionate dai comuni. Le competenze che si acquisiscono affiancano per via ludica quelle scolastiche e sono talmente importanti per i risultati finali degli alunni che i loro standard sono sotto la sorveglianza dello stesso organismo che appronta il curriculum nazionale scolastico.
  6. l sistema scolastico è primario in termini di investimento. La Finlandia investe nella scuola oltre il 7% del PIL, la cifra più alta tra quelle stanziate dagli altri paesi europei.

Volete conoscere invece gli aspetti salienti di innovazione dal punto di vista della didattica? Appuntamento con il prossimo post!

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