Se la vita è un’APP

Perché nel futuro dovremmo avere bisogno della scuola? In fondo, le risposte a tutte le domande sono contenute in questo smartphone, o presto lo saranno”.

Feltrinelli - Serie Bianca

Feltrinelli – Serie Bianca

Citando questa battuta – ascoltata dalla viva voce di uno studente – Howard Gardner spiega cosa intenda per GENERAZIONE APP: i nativi digitali, cioè i ragazzi nati tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, non solo sarebbero immersi nelle app “ma sono giunti a vedere il mondo come un insieme di app e le loro stesse vite come una serie ordinata di app – o forse, in molti casi, come un’unica app che funziona dalla culla alla tomba”.

La tesi è esposta in un agile volume intitolato “Generazione app, la testa dei giovani e il nuovo mondo digitale”, che lo psicologo e docente statunitense ha scritto insieme a Katie Davis. L’opera, particolarmente indicata per genitori e insegnanti, affronta le tre I in cui si giocano le principali sfide dell’adolescenza – l’Identità, l’Intimità e l’immaginazione – alla luce del rapporto con le nuove tecnologie.

Gardner non si lascia coinvolgere nel dibattito tra tecnofili e tecnofobici, ma spiega qual è la vera sfida educativa di questi tempi: “Le app che ci inducono o incoraggiano a esplorare nuove strade ci rendono app-attivi; quando, al contrario, permettiamo alle app di limitare o condizionare le nostre azioni, le nostre scelte o i nostri obiettivi, diventiamo app-dipendenti”. Decidiamo noi se la tecnologia ci rende schiavi o persone libere.

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