Se la vita è un’APP

Perché nel futuro dovremmo avere bisogno della scuola? In fondo, le risposte a tutte le domande sono contenute in questo smartphone, o presto lo saranno”.

Feltrinelli - Serie Bianca

Feltrinelli – Serie Bianca

Citando questa battuta – ascoltata dalla viva voce di uno studente – Howard Gardner spiega cosa intenda per GENERAZIONE APP: i nativi digitali, cioè i ragazzi nati tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, non solo sarebbero immersi nelle app “ma sono giunti a vedere il mondo come un insieme di app e le loro stesse vite come una serie ordinata di app – o forse, in molti casi, come un’unica app che funziona dalla culla alla tomba”.

La tesi è esposta in un agile volume intitolato “Generazione app, la testa dei giovani e il nuovo mondo digitale”, che lo psicologo e docente statunitense ha scritto insieme a Katie Davis. L’opera, particolarmente indicata per genitori e insegnanti, affronta le tre I in cui si giocano le principali sfide dell’adolescenza – l’Identità, l’Intimità e l’immaginazione – alla luce del rapporto con le nuove tecnologie.

Gardner non si lascia coinvolgere nel dibattito tra tecnofili e tecnofobici, ma spiega qual è la vera sfida educativa di questi tempi: “Le app che ci inducono o incoraggiano a esplorare nuove strade ci rendono app-attivi; quando, al contrario, permettiamo alle app di limitare o condizionare le nostre azioni, le nostre scelte o i nostri obiettivi, diventiamo app-dipendenti”. Decidiamo noi se la tecnologia ci rende schiavi o persone libere.

Post correlati

Il dilemma del cornuto 2.0

Il dilemma del cornuto 2.0

Nel 2012 l’Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani rivelava che il venti per cento delle infedeltà coniugali (una su cinque) veniva scoperto grazie al controllo della posta elettronica e del telefonino del coniuge fedifrago. Oggi, dopo l’esplosione di WhatsApp, la percentuale sarà ulteriormente salita. La nostra vita scorre talmente sulle autostrade digitali che è naturale che rimanga traccia delle scappatelle o delle semplici amicizie “pericolose”. Ed è naturale che...

Lo sport non è una distrazione

Lo sport non è una distrazione

L’ho sempre pensato e sostenuto: lo sport fa bene non solo al fisico ma anche alla mente! Insomma, mens sana in corpore sano, come dicevano i latini. Il mio può essere considerato solo il punto di vista di una sportiva che da quando aveva 5 anni non ha mai smesso di fare sport, ma ora mi rincuora leggere svariate ricerche in cui, non solo si ribadisce questo concetto (secondo me quasi scontato) ma lo si approfondisce ulteriormente affermando che i bambini e i ragazzi che praticano...

Una storia vera di cyberbullismo che colpisce al Cuore

Una storia vera di cyberbullismo che colpisce al Cuore

Sono rimasto molto colpito da una recente intervista a un adolescente vittima di un grave episodio di cyberbullismo nella sua classe. Ciò che più mi ha colpito è la descrizione che il ragazzo fa del suo compagno cyberbullo: “E’ malvagio. Quando uno piange, lui ride. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando va su Facebook o su Ask.com, s’inferocisce e punta a far male. Non teme nulla, scrive male dei professori ovunque sul web, insulta tutti quando può, poi nega con una faccia...

Commenta questo post